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Digitalizzazione dell’healthcare: partecipare o stare a guardare?

22 marzo 2018
di Redazione
tempo di lettura: 3 min

La digitalizzazione dell’healthcare e del relativo mercato è un dato di fatto. Che spalanca spazi sconfinati per quel che riguarda non solo gli strumenti e i canali di informazione sanitaria e farmaceutica, ma anche le possibilità di interazione tra tutti gli attori coinvolti. Dal produttore al paziente, dal medico al farmacista.

La rivoluzione digitale cambia il modo di cercare informazioni sulla salute

Tra comprensibili timori e resistenze, come in ogni “rivoluzione”, la digitalizzazione dell’healthcare scardina paradigmi ormai assodati per ridettare le regole del gioco. E ridefinisce, per ciascuno, le strategie utili a trarre concreto beneficio da un processo che, virtualmente, riunisce l’intero settore in una rete capillare e assidua di comunicazione multicanale. Un terzo degli italiani, secondo il Censis, cerca in rete informazioni sulla salute. Ed è una proporzione destinata a impennarsi. Non senza rischi, naturalmente. E bene ha fatto l’Istituto superiore di sanità ad allestire un apposito spazio per contrastare le “fake news”, ISSalute, che dilagano con l’amplificazione delle nuove tecnologie. Si tratta, comunque, del risvolto perverso di una tendenza ben più estesa e salutare, quella di una fondata domanda di informazione, che ora trova spazi potenziali di risposta a portata di mano.

Siamo nel pieno di una trasformazione digitale alla quale lo stesso mondo pharma approda con parziale ritardo. Dall’agenzia di comunicazione multicanale fablab una nuova rubrica per aiutare a capire cosa succede e come si fa. Per orientarsi tra le soluzioni e le opportunità di un mercato in continuo cambiamento

La digitalizzazione dell’healthcare e l’attività dei professionisti sanitari

Tant’è che il fenomeno è analogo per i medici. Dedicano, in media (secondo uno studio della rete europea di consulenti Across Health), circa tre minuti al giorno a ricevere informatori farmaceutici e a partecipare a convegni. Mentre il tempo consacrato ad aggiornarsi sul web si decuplica. Il fenomeno sta assumendo proporzioni sempre più ampie che vanno ben al di là della rete. Ci sono le app, gli smartphone, i dispositivi che veicolano le informazioni direttamente nel gestionale del medico e del farmacista, i software per gli informatori, la comunicazione integrata e multicanale, gli strumenti di consulto diretto con i medici e di ausilio all’aderenza terapeutica. La comunicazione è oramai globalizzata e questo processo porta in sé elevate possibilità in termini di nuove conoscenze e nuovi mercati.

Gli obiettivi della rubrica

Paradossalmente, i pazienti lo hanno capito ben prima di almeno parte dei produttori, con l’esito che, tra le grandi quantità di stimoli e i controlli incrociati, la prima garanzia del successo comunicativo sta nella credibilità. Per i prossimi sei mesi, in questo spazio, indagheremo in modo chiaro e diretto:

  • i diversi attori di questo scenario (target);
  • i nuovi bisogni del mercato medico-farmaceutico (need);
  • le modalità privilegiate di comunicazione (canali);
  • gli strumenti per veicolarla (piattaforma).

Ma la vera parola d’ordine della comunicazione sulla salute è oggi più che mai la qualità, e quindi l’autorevolezza dell’informazione. Questa, come vedremo, ha molte declinazioni. Di contenuto, di linguaggio, di trasparenza, di pertinenza, di rispetto normativo e anche di nuove possibilità di monitoraggio sul contributo reale della comunicazione al marketing. Il dato di fondo è che non è più tempo di riflettere se starci o meno. Gli operatori devono solo scegliere quanto e come, con il solo imperativo di farlo bene.